Qualche giorno fa ero in tangenziale diretto al circolo tennis per la consueta partitella. Viaggiavo in perfetto orario ma all’improvviso scorgo in lontananza le luci di emergenza delle macchine che mi precedevano. Accidenti, un rallentamento pensai, probabilmente un incidente, speriamo nulla di grave sia ovviamente per chi fosse direttamente coinvolto sia per il traffico. Ed in effetti si procedeva a passo d’uomo, non riuscivo però ancora a vedere traccia del presunto incidente, anzi ad un certo punto mi stranì vedere mezzi di soccorso che avanzavano sulla corsia opposta e di lì a poco anche su tale corsia il traffico si bloccò. Non capivo, l’incidente era sulla mia corsia o su quella opposta? E come mai il traffico rallentava in entrambe le direzioni? Ancora qualche centinaio di metri e tutto divenne chiaro. L’incidente (per fortuna nessuna tragica conseguenza) era effettivamente sulla corsia opposta, ma sulla mia corsia tanta gente non poteva fare a meno di rallentare o addirittura fermarsi per osservare e commentare l’accaduto.
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Non scrivo da giorni, preferisco leggere i pensieri degli altri, forse perché ho paura dei miei. Ho paura di non essere capito e ho paura che qualcuno capisca tutto.

La mattina il PC, la notte l?insonnia. I miei occhi sono stanchi, vitrei, socchiusi. Guardo le persone e le cose come fossero dei sogni, immagini sbiadite che giungono da un?altra dimensione. Accade però, che laddove gli occhi fanno fatica a vedere, ogni particolare acquista importanza e fascino nel suo essere al mondo e del mondo la mente riesce a percepirne il respiro. Quando il mio sguardo torna lucido e attento, tutto svanisce e le immagini tornano chiare ma fredde e cerco invano quel respiro.
I miei occhi sono stanchi, ma tra poco passerà così mi chiederò se ho visto prima o vedo adesso la realtà.
Non mi va di uscire stasera, non mi va quasi mai
eppure vorrei andare lontano
farmi vedere dal mondo che anche oggi mi aspetterà invano.
Dove andare lo so, magari so anche con chi
è questo che conta per essere in.
Invece sto qui ad ascoltare la radio
la voce di un’anima che non è vera
come quelle che incontro uscendo la sera.
A volte quell’anima assomiglia alla mia
altrimenti cambio stazione
ma non so fare così con le persone.
Delle persone ascolto tutti i canali
e rispondo con sorrisi quasi sempre uguali.
Quello che faccio non è normale
così mi impongo di uscire
di fare casino e non andare a dormire.
Ma poi quando torno accendo la radio
sentivo bisogno di provare emozioni
peccato non siano donne, ma solo canzoni.
Ma le donne si incontrano uscendo la sera
non in stereofonia
forse anch’io così incontrerò la mia
sarà seduta lì in qualche locale
mentre ascolta i suoi amici
con un sorriso sempre uguale.

Nei momenti più bui, quando sembra che possa andare solo peggio, un esercizio mentale mi aiuta a guardare il futuro con occhi diversi. Provo a pensare a tutto quello di gradito che mi è successo, anche quelle piccole cose, che non avrei pensato potessero accadere. Sembra quasi che ogni evento infausto lo abbia spesso previsto, mentre quel che di buono ha bussato alla mia porta si sia presentato sempre senza preavviso. Ed è sulle piccole cose che vorrei soffermarmi, non sugli eventi clamorosi che ti sconvolgono la vita come vincere la lotteria o incontrare il grande amore. Sono le piccole cose che riempiono il quotidiano e ti accarezzano l?anima senza far rumore.
Soltanto pochi giorni prima di prendere la decisione, pensare di lasciare il lavoro da dipendente lo avrei ritenuto utopia allo stato puro e in precedenza non lo avrei considerato neppure un discorso serio. La libertà così conquistata mi permette di fare cose, come tenere questo blog, che sicuramente vedevo lontane dal mio modo di essere. Altre cose sono accadute, così piacevolmente impreviste che non riesco nemmeno a parlarne tanto appaiono incompatibili col mio senso della vita. Ecco perché quando all?orizzonte non traspare nessuna luce che mi dia nuova linfa e mi chiedo cosa potrà mai accadere per mutare il corso degli eventi, mi rispondo che non posso immaginarlo perché quel che accadrà, al momento non lo ritengo possibile e la luce che cerco ha dei colori che non ho ancora visto.
Non ho mai realizzato i miei sogni, ma a volte la realtà mi è sembrata un sogno.

Non è un ossimoro, non per me. La timidezza è sempre stata il motore della mia vita, la tendenza a non seguire le regole il suo navigatore. Timido in senso classico, ribelle in stile soft, nulla di violento anzi, un atteggiamento quasi Gandhiano. Così fra le altre cose, come non ho la faccia tosta di rispondere a muso duro con le parole, oso spesso contraddire nei fatti. Più che sufficiente per far imbestialire il mio ex datore di lavoro che ha il bisogno viscerale di urlare e possibilmente terrorizzare i suoi interlocutori cercando di compensare con i decibel i miseri contenuti delle sue affermazioni.
Ho sempre fatto di testa mia, le sue presunte lezioni di vita e lavoro erano per me aria fritta se non momenti di follia.
L?unica cosa che mi ha insegnato è come mentire. Era ineguagliabile, con i clienti, i fornitori, i dipendenti, anche con i parenti… più le sparava grosse e più era credibile. Con un così grande maestro ho imparato nel tempo a prendere in giro soprattutto lui.
Quando annunciai le mie dimissioni, il suo obiettivo era adesso gettare fango sul mio operato e prospettare ponti d?oro per chi sarebbe rimasto al suo fianco. Nel corso di uno di questi comizi aziendali in presenza strategica sia mia che dei suoi fedeli, cominciò con una serie di patetiche frecciate nei miei confronti e promesse in politichese per gli altri, cercava ripetutamente il mio sguardo in vana attesa di un mio segno di sconforto, voleva vedermi soffrire…
All?ennesima boiata, allorché parlava del suo progetto di regalare degli alloggi nei pressi dell?azienda ai suoi dipendenti, (insomma al livello di: ?un milione di posti di lavoro?, ?abolizione dell?ICI?…) nuovamente i nostri sguardi si incrociarono, ma invece di quel che sperava, incocciò in un fiero sorriso di scherno. Esplose: ?quel sorriso se lo può ficcare… è che qui ci sono delle signore…? e non terminò la nobile frase. Poteva anche terminarla, di immondizie verbali riempiva l?aria tutti i santi i giorni. Tra l?altro mi chiedo ancora cosa intendesse per signore pensando alle presenti capeggiate dalla sua degna consorte.
Sono timido, non gli risposi, ma sono ribelle e a differenza degli altri non ho né creduto, né temuto, né seguito una sola delle sue parole e l?ho lasciato per sempre (lui invece cerca ancora vendetta).
Può sembrare un paradosso, ma l?ignoranza aiuta. Con un eufemismo si può parlare di coraggio dell?incoscienza, io invece per molte persone arrivate al successo parlerei proprio di arroganza dell?ignoranza. Mi riferisco a chi ha scommesso su se stesso percorrendo la propria strada con straordinaria fiducia e determinazione forte di un?errata valutazione delle proprie e delle altrui virtù. Una motivazione come quella che il manager all?angolo cerca di trasferire al suo pugile suonato, magari ad un passo dal crollo, facendogli credere che è lui il più forte e che l?avversario prima o poi cederà. E a volte funziona. Capita spesso, soprattutto nello sport, che non vinca il migliore. Ed è così anche nella vita, ma va fatto un distinguo tra chi con umile tenacia e sacrificio scala la vetta passo dopo passo e chi calpesta chiunque provi ad ostacolarlo perché convinto che la vetta gli spetti in qualità di predestinato. Nella seconda ipotesi l?ignoranza aiuta a non accorgersi di essere circondati da gente più virtuosa e quindi a non scoraggiarsi. L?ignoranza aiuta ad osare ovunque, comunque e con chiunque. L?ignoranza aiuta a non provare vergogna, per i torti commessi, anzi a non ritenerli tali e a correre senza esitazione verso la meta. Eh sì, a volte l?ignoranza aiuta a vincere la corsa della vita.
Tutta questa gente ignora il significato della parola ?UOMO?.
Ricordo ancora lo sguardo distratto ed il sorriso svagato del veterano della mia ex azienda. Veterano solo per gli anni di militanza, le sue umili capacità lo avevano tenuto lontano da ruoli di responsabilità. Ma per lui andava bene così. Mi raccontava divertito del suo primo stipendio pari ad uno schermo per il PC (da usare in azienda) e di altre magagne. E sì, mi raccontava roba che non avrebbe mai dovuto raccontare, se avessi spifferato al boss, nulla e nessuno lo avrebbero salvato, ma di me si fidava, in teoria ero quello che doveva impartirgli ordini, possibilmente in modo brutale come era d?uopo da quelle parti, in pratica ero quasi protettivo nei suoi confronti. Tutto sommato protettivo con lui era anche il boss, in tanti anni non aveva mai detto di no a qualsiasi sua richiesta, imposizione e sopruso; come non affezionarsi?
Quando gli comunicai la mia decisione di andar via, era incredulo. Avevo anticipato la notizia prima che il boss come suo solito ci ricamasse gettando fango. Era spaventato per me, nessuno meglio di lui conosceva l?animo vendicativo e distorto del capo e non aveva difficoltà ad ammettere che la sua fedeltà nei secoli ad un così abominevole soggetto era essenzialmente dovuta alla paura. Grazie a quella paura aveva un lavoro che forse non avrebbe mai trovato e di cui non poteva fare a meno. Ho sempre rispettato quella paura e compreso che non aver paura è un lusso. Lui però era sempre sereno, convinto che quello fosse il suo ruolo, di chi deve subire e sperare. Una persona fragile sotto molti aspetti ma capace di sopportare per anni quelle che per chiunque sarebbero umiliazioni pesanti come il make up di Berlusconi, ma non per lui che ha la forza di chi accetta con rassegnazione che la sua vita non può essere migliore. Ed è ancora lì.
Pagato lo scotto del noviziato più furbi ci siamo fatti anche noi e a volte serpeggia un senso di rivalsa, si ha quasi il desiderio di recuperare con egual moneta (fatti i dovuti termini di paragone) i torti subiti. Aldilà dell?episodio del precedente capitolo, mi riferisco soprattutto al periodo di sfruttamento come dipendenti. Qualcuno mi ha già paventato l?idea che nel momento ce ne fosse occasione, se non vedesse un neo subordinato sudare le stesse camicie che gli erano toccate in passato, non darebbe molto senso al passaggio dall?altra parte della barricata. Facile estendere il concetto in altri settori e direi che sebbene non da libro cuore, le conseguenze di tale logica possono essere ben meno nobili della teoria del mio socio (sempre che la mettesse in pratica). In fondo diceva qualcuno: se del potere non se ne abusa, allora a cosa serve?
A me non era mai capitato, ma tra le tante nuove esperienze di un?attività autonoma c?è quella di imbattersi faccia a faccia in truffatori professionisti i quali aspettano che nuove aziende si affaccino sul mercato per colpire senza remora alcuna. Una sorta di mafia bianca.
Sicuramente il passaggio da dipendenti ad imprenditori era stato troppo impulsivo e dettato più dalla voglia di cambiar vita che lavoro. Nessuno si era mai posto i reali problemi che fare impresa in realtà significasse ed i nodi erano presto venuti al pettine.
Era un momento buio, le cose non andavano come si sperava, uno di noi aveva già lasciato per problemi personali e dissidi interni e come manna caduta dal web, qualcuno via internet notava la nostra azienda sulle pagine gialle (o almeno così diceva). Alla fine arrivava un ordine per due grossi pannelli a messaggio variabile. E arrivava anche l?anticipo. Perché non fidarsi? Perché non controllare invece? E alla fine assegni scoperti per 20.000 ?. Gente conosciuta di persona, con cui trascorsa una giornata intera e scambiato tante telefonate, gente che aspettava di conoscere solo persone come noi.
Non so che fine abbiano fatto, la giustizia ha archiviato il tutto con una lettera indirizzata a coloro che li avevano querelati (una decina tra aziende e persone fisiche), dando l?impressione di non aver neppure analizzato i singoli ?capi di accusa? ma di aver magari letto solo un paio delle querele e poi assimilato ad un unico caso. Già immagino l??autorevole? firmatario di quel documento che in una nuvola di sigaro puzzolente, dopo aver dato una sbirciata alle carte blatera: ?ma sì le solite cose, ma chi ha tempo da perdere…? e sancisce con la biro un altro punto a favore della stronzaggine ed il suo meritato riposo.
Riferimenti: pannelli a messaggio variabile
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